Calabria, questa (s)conosciuta

C’è una scena strepitosa del film Sbatti il mostro in prima pagina dove il direttore di giornale Gian Maria Volontè bacchetta un giovane redattore per un articolo sul suicidio di un uomo disoccupato e disperato, correlato da un titolo troppo enfatico. Volontè, invitando il sottoposto ad evitare di parlare di ‹‹padre di cinque figli››, spiega: ‹‹cos’è, un calabrese il poveretto? Scrivi ‘immigrato’››. 699388Ecco, disoccupato, disperato e padre di famiglia è anche Luigi Preiti, l’uomo che domenica si è improvvisato cow-boy in Piazza Colonna, mentre avveniva il giuramento del Governo Andreotti VIII (pardon, Letta I). Ma mentre ci si accaniva per comprendere dove finisse la lucidità dell’uomo che non ha nulla da perdere e dove iniziasse lo squilibrio mentale del forcaiolo da web, giornali telegiornali e siti internet trasmettevano a reti unificate il particolare scottante: il tizio è calabrese. Eccola, la parola magica. Rosarno, provincia di Reggio Calabria, è la patria di questo Django nostrano, e allora è tutto chiaro. In fondo, il termine “calabrese” ci monda dai nostri peccati. Rende una situazione drammatica quasi grottesca, suggerendo quell’idea di ‘Nduja di Spilinga e canzoni di Mino Reitano che tanto fa colore. Permette di farsi un’idea limpida, senza bisogno di ulteriori chiarimenti. Di dove poteva essere un pistolero italiano, se non della Calabria? Lì hanno inventato la ‘Ndrangheta, lì nel ’70 si menavano tra di loro per decidere a quale città dovesse essere assegnato il capoluogo di regione, Reggio o Catanzaro, e poi lì ha avuto i propri natali Cesare Previti, ex minstro pluricondannato e interdetto dai pubblici uffici. Quindi, si diceva, calabrese. Allora perché affliggere il lettore con articolesse sui motivi del gesto e sul lavoro perso a causa della crisi dell’edilizia, perché scaricare su quei pochi che la mattina ancora comprano un giornale il peso e le colpe di tutti le persone che ammazzano o si ammazzano ogni giorno? E pazienza che l’arma da fuoco sia stata comprata al mercato nero di Alessandria, in Piemonte. Il Sud, infatti, è una cognizione mentale, non geografica. Ci sarà sempre qualcuno più a sud del sud, e ce ne siamo accorti dopo il naufragio della Costa Concordia, quando si lanciavano maledizioni contro il comandante Schettino, pavido terrone, e si inneggiava all’eroico capitano De Falco, quello del ‹‹salga a bordo, cazzo!››. Qualcuno si ricorda del fatto che entrambi sono nati a Napoli?

P.s. nei primi momenti, si era parlato di un attentatore “magrebino”. Cécile Kyenge, primo ministro di colore della storia della Repubblica, a capo del Ministero dell’Integrazione, dovrà lavorare molto più di quanto creda.

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