Qualcosa di completamente diverso

Perché scrivere un pezzo su cosa è stato per me il 2012, in fondo? A chi può interessare dei sussulti d’amore e degli spasmi intestinali – che a volte coincidono, a volte segnalano un’ulcera all’ileo, come nel caso del sottoscritto – di un ventiduenne qualunque? Eppure non di questo duemiladodici voglio parlare, bensì dell’altro: quello giornalistico.
A gennaio lavoravo per un mensile gratuito di relativa recente produzione (PrimaPagina), a dicembre per un quotidiano venduto in edicola dalla grande tradizione (La Città), nella mia Teramo. In mezzo, l’apertura del blog che state leggendo, la collaborazione per una testata online (L’altra Parola) che era una vera fucina di talenti, e infatti ospitava la penna del sottoscritto, e che ho dovuto lasciare, per chiusura della testa, con grande dispiacere, oltre a qualche scazzo alla radio dell’università.

Il resoconto, di per se, non è affatto significativo, se non a livello meramente personale. Soddisfazioni private e pubbliche, discussioni con colleghi, “palliatoni” come se piovesse da parte dei vari direttori, il mio nome che comincia a girare un po’, anche se in certe conferenze stampa qualcuno stenta a credere che questo poco più che teenager imberbe sia un aspirante giornalista. Ma ciò che di significativo c’è, e molto, è l’ispirazione che gli ultimi dodici mesi mi hanno lasciato, il buon proposito per l’anno nuovo che spontaneamente la mente partorisce grazie alle ultime esperienze: nella vita per diventare non dico qualcuno, quanto qualcosa, un oggetto ben definito, che lasci il segno, si deve mangiare merda. Tanta, tantissima merda. Più lavate di capo e meno elogi, più parole che mi facciano tribolare per giorni interi e meno sms di complimenti. E’ questo il primo e unico obiettivo che mi sono dato per il 2013, e che consiglio a tutti di provare a raggiungere.

Così che, quando il 1 gennaio 2014 qualcuno ci chiederà: “come è stato il tuo 2013?”, noi potremo rispondere, per una volta sereni: “di merda, grazie!”
Buon anno.

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