Pubblico (in Privato)

Stamattina avevo tra le mani il primo numero di Pubblico, il nuovo quotidiano nazionale diretto da Luca Telese. Lo seguivo da tempo – nella sua versione telematica – e non vedevo l’ora uscisse il cartaceo perchè, diciamocelo, la nascita di un foglio che si preannuncia battagliero è sempre una novità gustosa. Così, conclusa la lettura di questo “numero zero“, mi prendo la briga di dare qualche una mia interpretazione di cosa è questo giornale. Come se potesse fregare a qualcuno, per altro.

CONTRO
La grafica. Brutta, a dirla chiaramente. Certo, da un giornale annunciato e pubblicato nel giro di qualche mese non ci si poteva aspettare granchè, stto questo punto di vista. Ma l’imitazione dello stile dei tabloid britannici – che ha fatto la fortuna del Fatto – è davvero riuscita male, e tendente al grigio. Un pelino funereo, per cominciare. Sembra che quelle distribuite siano tutte ‘copie di avviamento’, quelle necessarie a rodare la  stampa di un numero sulla rotativa, e che si presentano normalmente con caratteri sfasati e colori anomali. Clamorosa la topica in primissa pagina: del sottotitolo non si legge una beata mazza – come dimostra la foto a corredo di questo post, da me medesimo scattata.
Il Pubblico Quotidiano. Pubblico nasceva già pagando un tributo di nostalgia al quotidiano diretto da Padellaro, al quale ha sottratto “una pattuglia” di collaboratori, come ha specificato Telese nel suo primo editoriale da direttore (a proposito, il suo corsivo si chiama Controvento. Un omaggio al Controcorrente di montanelliana memoria?). Ma tanto altro ricorda la gazzetta di Travaglio: dal “non riceve nessun finanziamento pubblico”, come fieramente sbandierato, ai disegni – e non le fotografie – dei personaggi intervistati, all’idea di concepire un giornale che più che le notizie del giorno, cerchi argomenti di cui gli altri non parlano.
La sinistra. A pochi giorni dalla nascita del sito, si avventurarono in una filippica che descriveva un multimiliardario a capo di una industria tecnologica come Steve Jobs quale uomo “di sinistra”. Una cazzata non da niente, talmente grossa che, forse spinti da vergogna, l’hanno fatta sparire dal sito. Ma nella sua articolessa d’apertura, Telese ribadisce uno schieramento a sinistra, pur senza appoggiare nessuna ideologia priva di contenuto. Basta Luca, non se ne può più. Sinistra o destra, al lettore interessa trovare notizie succulente, da sgranocchiare. Al lettore interessano pancia e portafoglio, c’è da metterselo in testa.

PRO
La struttura. Un quotidiano col sapore di un settimanale. Come quando nacque Repubblica, come per Il Fatto. L’idea è vincente. Ai tempi di internet, quando ormai è chiaro che le notizie presenti su di un cartaceo sono spesso irrimediabilmente vecchie, quantomeno del giorno prima, è bene puntare sull’approfondimento, ed è necessario farlo come regola di vita, perchè troppe voci ancora non trovano espressione, nel giornalismo italiano. Ottima da questo punto di vista l’apertura sui lavoratori dei call center, e l’idea di dedicare rubriche apposite agli ‘ultimi’, gli eroi del vivere quotidiano.
La novità. Una ondata di freschezza a spinta popolare – con riferimento agli abbonamenti sottoscritti a sctola chiusa da molti – è quella che ci voleva. Anzi, è quella che ci vorrebbe con maggior frequenza, se solo non si rischiasse di frammentare l’informazione. Quindi ben venga un nuovo cartaceo che scopre le carte sul tavolo: l’elevato prezzo – ben 1,50 euri – mette i giornalisti nelle condizioni di sapere che o si fa un prodotto di qualità o si fallisce. E la sfida è appena cominciata, per cui ne vedremo delle belle.
Telese. Perchè un giornale che voglia avere una spina dorsale ha bisogno di un matador degno di questo nome. E Telese non è certo Travaglio, ma ha puntato il suo futuro successo proprio su questo particolare: si può criticare il Palazzo con l’intento di ristrutturarlo, dopo averne eliminato le termiti politiche. E poi il buon Luca sembra sapersi prendere meno sul serio del Marco nazionale.
Insomma, così come si presenta, Pubblico assomiglia ad un Fatto con meno pasdaran e meno ossessione berlusconiana, e sembra voler ritagliarsi uno spazio tra i lettori che siano sì moderati, negli intenti di cambiamento, ma anche incazzati nel loro essere piccole formiche. Buona fortuna.

P.s. uscire ufficialmente nel giorno del mio compleanno è forse la nuova frontiera della seduzione?

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