Per chi tifa la mafia?

Da che mondo è mondo i mafiosi hanno bisogno della clandestinità, per operare. Maneggiano giri miliardari di euro, tra narcotraffico e monnezza, ma si nascondo nelle cantine della casa dei suoceri. Hanno paura che si parli di loro, per questo assassinano Falcone e Borsellino, per questo minacciano Saviano.
Ma da qualche tempo, il termine mafia è entrato nella vulgata comune di giornali e politici, in riferimento alla trattativa tra Stato e Mafia. Il fatto che invece di discutere di chi abbia portato avanti la trattativa e di cosa vi sia entrato in ballo – la riduzione delle condanne al 41bis, il carcere di massima sicurezza, in cambio di appoggio politico, secondo chi indaga – ci si accapigli sul modo con cui sono state condotte le indagini, fa capire come al popolo italiano non freghi nulla di sapere come è stata battezzata, se nella legalità o nell’illegalità, la Seconda Repubblica. E la mafia ne gode. Perchè tutti la nominano, è vero, ma nessuno punta l’attenzione su di essa. “La presunta trattativa Stato-Mafia” diventa un termine giornalisticamente genericissimo, come “montagna killer”, “caos nella Lega” o “spending review”. Per questo probabilmente i mafiosi stanno tifando perchè si continui a parlarne. Napolitano solleva il conflitto di attribuzione contro il Tribunale di Palermo per le sue intercettazioni indirette, di cui già i magistrati hanno rivelato la non importanza del contenuto dal punto di vista penale. Di Pietro denuncia pubblicamente il ‘tradimento della Costituzione’ del Capo dello Stato. La sinistra, o quel che ne resta, coglie la palla al balzo per liberarsi del fardello dell’ospite sgradito, l’Idv, e per poter sopperire alla mancanza di voti dipietristi ci si butta in alleanza mefistofeliche tra Bersani, Vendola e Casini. Ferrero si butta nel calderone, cercando di guadagnare visibilità e consensi proponendosi come alleato di Di Pietro. Nel frattempo Ingroia fugge – o vien costretto a fuggire – in Guatemala, e a difenderlo a spada tratta non c’è solo Il Fatto Quotidiano (come prevedibile), ma anche Il Giornale di Feltri.  In un simile calderone l’italiano si perde, e la trattativa, il 41bis, le bombe mafiose, il contenuto delle telefonate del Presidente della Repubblica diventano folklore, trafiletti di cronaca nelle pagine interne, anzi gossip politico. Ovvio che se fossi un mafioso saprei per chi tifare. Per lo Stato. Lo Stato di fatto.

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