Caro poliziotto spaccateste

Sono passati undici anni dal g8 di Genova, e già tante parole son state scritte per ricordare quei tre giorni di follia: Carlo Giuliani un teppista o un eroe? Alla scuola Diaz i poliziotti sapevano di essere “coperti” politicamente o agirano di propria sponte? Nella caserma di Bolzaneto il ministro Caselli vide i le torture inflitte ai fermati?
Credo che siano domande che difficilmente troveranno una risposta univoca, per cui ognuno può formarsi una propria idea sulla base di atti processuali, testimonianze, documenti audio-video e proprie impressioni. Al sottoscritto, invece, qui preme approfondire un aspetto di cui poco si è parlato. Ma come si sentirà uno di quei tanti poliziotti che alla scuola Diaz entrarono per sfasciare teste, fratturare costole, perforare polmoni e infliggere traumi cranici? Sapere che potrei incontrare, o magari ho già incontrato, qualcuno che vive col ricordo di una battaglia di tre giorni, consumatasi mentre i “grandi” della Terra banchettavano su pace e povertà, sapendo di esser stati protagonisti in negativo di quella che Amnesty International definì «la più grave sospensione dei diritti democratici in un Paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale», mi inquieta oltremodo. Per questo scrivo una lettera con destinatario anonimo. Per dare una forma al dolore e all’indignazione.

Caro poliziotto sfasciateste,
Io non sono un black bloc, nè un no-global o un ‘antagonista’.  Sono figlio di un ex carabiniere, considero un onore – ma allo stesso tempo un impegno di grande responsabilità – il servire lo Stato con addosso la divisa di chi sa di dover garantire l’ordine pubblico. Per questo , se ti incontrassi, non vorrei affatto urlarti in faccia tutto il mio disgusto, non vorrei spaccarti la testa o l’omero con un manganello, come tu hai fatto a qualcuno nella scuola Pertini (che tutti chiamano Diaz), non vorrei strapparti di dosso piercing e costringerti ad abbaiare come un cane, carponi, come tu e qualche medico avete fatto presso la caserma di Bolzaneto. Tu nel frattempo sei invecchiato, sei diventato marito apprezzabile, padre di famiglia, indefesso lavoratore. Ti sei alzato alle sei di mattina e sei andato ai colloqui con gli insegnanti, hai dovuto fare i conti con tasse e accise, hai gioito per la vittoria ai Mondiali di calcio e hai pregato per la scomparsa di un parente caro.
Per questo, se ti incontrassi, vorrei solo chiederti: perchè?
Perchè la gratuita violenza?
Perchè le botte ad un uomo di sessantadue anni?
Perchè infierire su ragazzi già sanguinati?
Perchè le menzogne alla stampa?
Perchè portare dentro la scuola finte molotov?
Perchè inscenare colluttazioni, mai avvenute?
Perchè calpestare non solo i diritti, ma anche ogni senso di umana empatia nei confronti di un ragazzo massacrato di botte?
Perchè la Diaz?

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2 thoughts on “Caro poliziotto spaccateste

  1. Questo articolo ha “quel qualcosa” che, un po’ di tempo fa, ti dicevo di inserire nelle cose che scrivi, per fare la differenza con tanti altri blogger.
    Ti merito un otto pieno…continua così!

  2. Pingback: Aridaje | MATTEO LUPI BLOG

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