Quando il poliziotto (non) è fascista

Tutti i poliziotti sono fascisti. Ed è chiaro he  resistere a dei poliziotti significa resistere a dei fascisti, e quindi farsi portatori dei “valori” di una Resistenza moderna. Un sillogismo che sento ripetere da tempo, da persone diverse, sempre con la stessa convinzione, sempre con lo stesso astio, sempre senza argomenti.

Ma non è fascista forse un ragazzo che insulta un uomo che si trova in divisa in rappresentanza dello Stato? Non è fascista chi sputa (letteralmente) addosso a quella stessa divisa? Non è fascista chi provoca, e riprovoca, e continua a provocare, nella speranza che l’uomo in divisa risponda con una manganellata – che sarebbe figlia dell’esasperazione – con cui poter urlare nuovamente “tutti i poliziotti sono fascisti”? Non aggiungo altro, perchè da figlio di carabiniere che ha vissuto nel periodo d’oro del brigatismo rosso, e che la notte sognava di partecipare a sparatoie con le armi scariche – segno evidente della incredibile pressione psicologica subita – vedere queste immagini mi mette rabbia, mi provoca i brividi.
P.s. Quelle che seguono sono parole di Pier Paolo Pasolini, sugli scontri di Valle Giulia del 1968:

A Valle Giulia, ieri, si è cosi avuto un frammento
di lotta di classe: e voi, amici (benché dalla parte
della ragione) eravate i ricchi,
mentre i poliziotti (che erano dalla parte
del torto) erano i poveri. Bella vittoria, dunque,
la vostra! In questi casi,
ai poliziotti si danno i fiori, amici.

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