Sotto i colpi di un fuoco amico

Scandalo! Il tribunale civile di Torino ha condannato il giornalista Corrado Formigli e la Rai a risarcire 5 milioni di euro di danno alla Fiat, con un’ulteriore spesa di 2 milioni per la pubblicazione di un estratto della sentenza su quattro giornali. Ma veniamo ai fatti:
Nel dicembre 2010 la trasmissione Annozero manda in onda un piccolo servizio dove vengono messe a confronto tre auto di “pari potenza”, cioè la MiTo QV 170 cv, la Citroën DS3 156 cv e la Mini Cooper S 184 cv. Chiaramente Formigli non informa della differenza di cilindrata tra le vetture – la Mito è una 1.4, a differenza delle altre due vetture da 1.6. La prova viene svolta nel circuito di Vairano da un pilota professionista di Top Gear, show televisivo della BBC. Al rientro in studio, Formigli mostra i dati di Quattroruote (li trovate qui, ma dopo la prima visita dovete essere registrati nel sito per vederli, nda) sulla differenza di velocità tra le macchidati testne, commentando come la Mito si sia “beccata tra secondi dalla Mini” (vedasi immagine a lato). Certo, il test di Annozero è stato fatto senza cronometraggio e su una pista bagnata per la pioggia, e i risultati mostrati in studio sono riferiti ad una prova cronometrata sulla stessa pista, ma asciutta, però per Formigli questi devono essere stati dettagli irrilevanti. Così come è sembrato irrilevante spiegare come tra le tre la MiTo (oltre ad essere meno prestante dal punto di vista della cilindrata) fosse l’unica a non dare possibilità di disinserire il meccanismo del Traction Control (l’ESP), che quando è attivo dà maggiore stabilità e sicurezza alla vettura, ma non permette di spingerla al limite in pista. Per non parlare del fatto che Quattroruote diede una valutazione complessiva migliore proprio alla MiTo, tenendo conto anche di fattori quali comportamento nel traffico cittadino, consumi su strada, spesa per l’acquisto, dotazioni etc. Risultato: un servizio scadente, e palesemente fazioso, che danneggia di fatto un’azienda, con l’evidente intento di colpirne l’amministratore delegato, quel pullover di Marchionne. Eppure, nel dicembre 2010 come in questo febbraio 2012, ce ne sarebbero di altri motivi per criticare l’ad Fiat, dai ricatti contrattuali ai lavoratori alla guerra coi sindacati. Ora Formigli grida all’attentato alla libertà di stampa, spiegando che “questa sentenza è un atto di intimidazione nei confronti di chi si azzarda a criticare un prodotto industriale”. E’ vero, il fatto che due dei tre consulenti indipendenti interpellati dal tribunale abbiano ammesso di lavorare per istituti che hanno ricevuto finanziamenti da parte della Fiat, rende più amara la sconfitta in sede civile. Ma è altrettanto vero che ancora più amara sarà la conclusione di questa storia: che a ripagare la Fiat – la quale per decenni ha succhiato denaro pubblico senza alcun controllo – dobbiamo essere noi cittadini (dato che la condanna milionaria è rivolta anche alla Rai, tv pubblica) per la stronzata di un singolo privato, questo è davvero odioso.

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