Carceri, in via del tutto eccezionale

In via del tutto eccezionale, riporto un mio articolo pubblicato nel numero corrente (Febbraio 2012) del mensile PrimaPagina. Si tratta dell’intervista a Gianpiero Cordoni, segretario per la regione Abruzzo del SINAPPE (il Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria). Al di là del pezzo, la chiacchierata è stata illuminante per comprendere come funziona il rapporto tutto particolare che si instaura tra “guardie e ladri”, all’interno di una struttura chiusa – mentalmente, ancora prima che fisicamente – come il carcere. Buona lettura.

Da anni Gianpiero Cordoni, segretario regionale del Sinappe (Sindacato Nazionale Autonomo di Polizia Penitenziaria), lamenta il sovraffollamento nel carcere di Castrogno, che attualmente si trova ad ospitare oltre 400 detenuti, per una capienza massima di circa 270, e la presenza di sole 180 unità ad affrontare un simile caos. Partendo da questo dato, Cordoni ci guida attraverso un “viaggio degli orrori” nei problemi del carcere di Castrogno. “Non solo nulla è cambiato, ma la situazione è anche peggiorata. Il fallimento della legge sull’immigrazione Bossi-Fini e della legge Giovanardi sulle droghe leggere, unite alla lentezza dei processi, hanno portato a livello nazionale ad avere venticinquemila detenuti in più, rispetto alla tolleranza delle carceri italiane”. Attualmente per 100 posti letto ci sono 147 detenuti da ospitare, per cui il dubbio sorge spontaneo: dove dormono questi ‘esuberi’? “Spesso per terra, o in terze brande sui letti a castello – spiega il signor Gianpiero – che non sono regolamentari. Nei giri di controllo non riusciamo ad osservare cosa succede in un letto aggiubto, a solo venti centimetri dal soffitto. Non possiamo sapere se, ad esempio, un detenuto sta tentando di tagliarsi le vene, o di fare altro”. Un problema, quello dei suicidi nelle carceri, che accomuna ‘guardie e ladri’, e che è dettato dalle condizioni spesso disumane in cui bisogna vivere, che possono incidere anche molto negativamente sui soggetti più deboli. “A Castrogno abbiamo salvato parecchi ospiti, per fortuna o senso di abnegazione, ma questo non fa notizia. Dall’interno il detenuto noi lo valutiamo come persona, che paradossalmente si vede negare dallo Stato stesso i diritti fondamentali: a Teramo, come in tante altre parti d’Italia, si  vive in cella anche fino a ventuno ore al giorno. Inoltre, non abbiamo una lavorazione, che possa aiutare l’ospite a ‘staccare’ il cervello dalla difficile condizione in cui si trova, ricominciando ad integrarsi nel mondo del lavoro, trovando soddisfazione per quello che fa”. Una sensazione di disagio amplificata dalla mancanza di personale – di notte, per dodici ore, c’è un solo “interno” ogni cento detenuti – dai corsi di aggiornamento che non vengono eseguiti da anni e dai problemi relativi alle materie prime da gestire in carcere. Spiega Cordoni, infatti, che “ci stiamo già preoccupando per quest’estate, quando dovremo razionare la fornitura di acqua corrente, come tutti gli anni, perché non abbiamo un collegamento diretto con la rete idrica, ma dei serbatoi da cui attingere. Inoltre, essendo il nostro l’unico carcere d’Abruzzo ad avere un servizio di psichiatria, ci tocca ospitare detenuti con problemi psichici che provengono da altri istituti, e spesso ci vengono anche a mancare le medicine. Una situazione impossibile da gestire”. Date le promessa, sembra quasi strano che la ‘bolla’ carcere non sia già scoppiata, né a Teramo né altrove. “In carcere si crea un rapporto di compromesso: i detenuti hanno ormai metabolizzato questi problemi, e soprattutto sono vaccinati contro le promesse non mantenute. Un tempo, per mitigare i nostri problemi avevamo almeno il deterrente economico. Ora invece anche gli straordinari non ci vengono più retribuiti, grazie alla manovra dell’ex ministro Tremonti, il quale ha tagliato al comparto sicurezza dello Stato 1 miliardo e 200 milioni di euro. Hai presente la storiella della polizia che non ha la benzina? Bene, non è una storiella. A volte non si ha la nafta per accompagnare il detenuto al tribunale”, spiega amaro il segretario regionale del Sinappe. Che sulle visite dei politici ha da togliersi più di un sassolino. “Io lo chiamo ‘turismo carcerario’. Quando era ministro, qui è venuto Rotondi, portandosi dietro, incredibile ma vero, la suocera. Gli ho chiesto perché il suo collega Alfano insistesse così tanto con la creazione di nuove carceri, dato che esistono decine di istituti già pronti (come ha testimoniato il ‘Rapporto sulle condizioni di detenzione’ dell’associazione Antigone, nda), ma privi di personale. In poche parole, l’ho fatto scappare”. Sulla veridicità di quanto affermato, infine, Cordoni non ha dubbi: “Sfido chiunque a smentire quello che dico. Nessuno in passato l’ha mai fatto, perché questa è la realtà: e non si fa un bel servizio nascondendo la polvere sotto il tappeto”.

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