Basta poco, che ce vò?

L’11 Gennaio avevo cominciato le pubblicazioni in questo sito parlando di un caso di serendipity, cioè l’incontro fortuito con una gentile signora da cui è scaturita un’idea per un articolo. Nell’intervista, fatta pochi giorni dopo quell’incontro, la signora mi parlò delle sue vicende negative con l’Enel, e di come il cittadino sia solo nella battaglia contro gli abusi di potere. C’era materiale per un’inchiesta da New York Times. Invece, più prosaicamente, sono riuscito a scrivere solo un pezzo la cui massima diffusione è individuabile nell’area della mia città dove il mensile per cui scrivo riesce ad arrivare.

Oggi, poco fa, la signora in questione mi telefona. In sintesi, mi dice: “Ho letto il tuo articolo, e ti voglio ringraziare, perchè mi sono sentita meno sola! L’ho letto anche a mia madre (malata, che vive a letto, nda) ed è stata anche lei contentissima, sono veramente orgogliosa di averti conosciuto!”

Se bastano 2500 battute di un ragazzo ventunenne, che non è neanche giornalista – in quanto non iscritto all’Ordine – immagino cosa possa succedere se solo le grandi società che del contatto col cittadino ne fanno un vanto (negli spot pubblicitari) e ne percepiscono capitale (nella realtà dei profitti), fossero più attente alle esigenze degli utenti.
Come diceva Giobbe Covatta in una campagna televisiva per l’Amref di qualche anno fa: basta poco, che ce vò?

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