Ci risiamo

<<Il demiurgo, figura filosofica e al tempo stesso mitologica, è un essere divino definibile più propriamente come un semidio>> (Wikipedia dixit)

Ci risiamo. Non c’è nulla da fare, il popolo italiano è destinato a dover obbedire, o quantomeno sottostare alle farneticazioni di un demiurgo, di una divinità che, magnanima, salvi il Paese dalla bancarotta, dalla corruzione morale, dalla lascivia dei costumi e dall’ingerenza dell’economia nella politica. La dice lunga l’espressione usata da Aldo Grasso oggi: “nel ruolo di profeta salva Italia ne vogliamo solo uno, due sono troppi: o Monti o Celentano”. Già, proprio Monti è stato richiesto a gran voce (una richiesta eseguita dal Capo dello Stato), per poter porre rimedio alla stiuazione catastrofica che nel Belpaese s’era venuta a creare in seguito all’ultimo governo Berlusconi – un altro semidio, a sentir lCelentano e Papaleoui, “sceso in campo” per salvare (aridaje) il Paese dove il sì suona dalle mire di potere dei comunisti e dei vecchi parrucconi della politica. E chi era il protettore di Re Silvio, quando questi era solo un imprenditore dalle belle speranze (e i conti sospetti)? Non altri che Bettino Craxi, uomo-simbolo delle nostre contraddizioni: non solo sotto il suo primo governo (’83-’86) il rapporto tra debito pubblico e Pil passò dal 70 al 92 % (come ricorda Travaglio), ma egli stesso fu anche condannato a più di 10 anni di reclusione per corruzione e finanziamento illecito. Chi più del politico “cinghialone” poteva essere riabilitato come “grande statista” a dieci anni dalla sua scomparsa? Montanelli, col suo tipico stile, riportò un refuso del Wall Street Journal, che chiamò Mussolini “Bettino”. Il buon Indro si chiedeva come ci sarebbe rimasto male, ad apprendere la notizia, “Benito” Craxi. Mussolini si diceva, il massimo esponente italiota moderno della corrente demiurgica: salvatore anch’egli dell’economia del Paese, riequilibratore della Vittoria Mutilata della Grande Guerra, grande statista che bonifica i terreni incoltivabili e che elargisce regali agli italiani, Capo di governo che può permettersi di criticare “talune dottrine d’Oltralpe” (il nascente nazismo tedesco), salvo però massacrare e far massacrare civili e militari in Africa prima della guerra, rovinare il Paese durante la guerra stessa, far redarre le leggi razziali, allearsi con Hitler e renderesi co-mandante dell’efferatezza dei massacri nazionalsocialisti, abbandonare il popolo, del quale si faceva portavoce durante il Ventennio, nel momento di maggior bisogno, etc.

Non c’è da stupirsi allora se Sanremo, per fare share, debba ricorrere a Celentano, talentuoso cantante (e financo attore) che ha trasformato il suo impegno politico dall’iniziale “morale ambientalista” degli anni 60/70 all’attuale “predica del martedì sera”, dove tutto fa brodo: i preti i cui discorsi non arrivano agli ultimi, Avvenire e Famiglia Cristiana che attaccano Don Gallo (a detta del “Noleggiato”, come l’hanno genialmente definito Luca e Paolo, l’unico prete vicino agli umili), il governo tecnico non impermeabile ai partiti, le guerre, lo spread, le armi vendute da Germania e Francia alla Grecia, la Canalis “Italia dalla bellezza sfiorita”,  la Consulta che cestina le firme di un milione di italiani (come se la Consulta sia tenuta ad accettare una proposta di referendum per il solo motivo che sia stata presentata da molte persone), quel “deficiente” di Aldo Grasso (che aveva osato criticare la presenza del buon Adriano a Sanremo) – e potrei continuare. Un pout porri di banalità atroci, di qualche divertente frase ad effetto, di canzoni del nuovo disco, di scenette scontate con Pupo, di silenzi e bicchieri d’acqua, di battute da bar sulla Lei e Santoro, di Papaleo che lo definisce “Sua immensità”. Fiorello andò dal direttore di rete Mazza, in diretta, per dirgli che non era possibile che fosse vertiera la storia della circolare interna che vietava di utilizzare il termine “preservatvo” durante la Settimana della prevenzione, e concluse con un vero e proprio spot pro-profilattico e anti-malattie veneree. Quello fu vero servizio pubblico, quello fu intrattenimento misto ad informazione. Ora invece ci risiamo con la demagogia celentaniota. Evidentemente ce la meritiamo.

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