Il Travaglio e la Discordia

Francesco Schettino come Silvio Berlusconi, il comandante-presidente che fa il ganassa per bullarsi con gli amici e che, a disastro avvenuto, abbandona la nave-Italia, lasciando che sprofondi nel mare-crisi economica. Un parallelo talmente facile da partorire da essere già stato abusato, dalle pagine Facebook ai dialoghi nel bar sotto casa, fino alle varie tipologie di siti web, come si può vedere qui. Per questo credevo che un giornalista intelligente e normalmente originale nelle sue invettive come Travaglio non cadesse nello stesso errore. Nell’articolo Casta Crociere però il Marco nazionale riesce nell’intento di parlare dell’ex presidente del Consiglio dal primo all’ultimo rigo, senza nominarlo mai. E’ noto come il vicedirettore de Il Fatto Quotidiano riesca a vedere il volto di Berlusconi anche nella minestra. Ma in questo caso, ha davvero sbagliato bersaglio. Non c’è nulla che possa accomunare l’ex comandante della Costa Concordia e il Cavaliere. Anzi, un paragone del genere non è semplicemente sbagliato, è perfettamente fuorviante: Schettino è un uomo che, accortosi che per un proprio errore aveva danneggiato una nave milionaria nonchè aveva sancito verosimilmente la conclusione prematura della propria carriera, s’era visto cadere il mondo addosso, e aveva reagito con gli errori che abbiamo già conosciuto: non ha avvisato per tempo la Capitaneria di porto, ha negato il problema insorto, e al telefono con il capitano De Falco è stato immortalato in evidente stato di confusione. Ma nessuna verità giudiziaria è ancora emessa su quanto accaduto, e l’atteggiamento di quei milioni di italiani che si sono scoperti esperti di marina rispecchia il modo di pensare di un popolo di “allenatori della nazionale di calcio”, che il giorno dopo sanno sempre qual era la scelta giusta da fare. Invece, di Berlusconi si conosco vita e miracoli. Iscritto alla loggia massonica P2, il cui “Piano di rinascita democratica” aveva intenti golpisti, attorniato da collaboratori collusi con la mafia – come il già condannato in secondo grado nonchè senatore a vita Marcello Dell’Utri – corruttore di giudici (come nel famoso caso del Lodo Mondadori) e ideatore di leggi ad personam e ad aziendam per difendere i propri interessi, è ancora sotto processo per i più disparati motivi, dalla concussione alla compravendita di diritti televisivi. Ecco perchè l’atteggiamento di Travaglio appare come davvero inadeguato. All’aver saputo che la mamma di Schettino si chiami Rosa – come la defunta madre dell’azionista di maggioranza Fininvest – Marco deve aver provato un orgasmo, breve ma intenso. E pur di inserire la frase “la patonza deve girare” (estrapolata dalle conversazioni intercettate tra Berlusconi e Tarantini), il giornalista torinese arriva a scrivere ” E lui dov’è, al momento del cozzo? Una turista olandese giura che era al bar a farsi un drink con una bella passeggera appena rimorchiata”. Come, “giura”? Non si tratta forse dello stesso uomo che poco più di un anno fa sfotteva Belpietro per l’ingenuità con cui aveva dato credito a fonti inattendibili, pur di vendere qualche copia? Detto questo, non voglio aggiungere il mio nome all’elenco di quelli che criticano Travaglio perchè “non si scherza coi morti”. Che ogni giornalista debba (o dovrebbe) essere libero di scrivere quello che gli pare, questo è chiaro. Ma libertà per tutti: anche di criticare uno degli “intoccabili” dell’anti-sistema.

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