Nasce, cresce, muore

Metto a disposizione questo blog per un articolo di un amico che, usando uno pseudonimo, crede di salvarsi dall’essere oggetto di offese e contemulie varie. Si tratta di un pezzo non semplice da somatizzare, a mio dire, ma che propone una lettura interessante della situazione dell’ “azienda Italia”, che lui chiama s.p.a. (società per azioni) e che io avrei definito s.r.l (società a responsabilità limitata). Ma tant’è: buona lettura – Matteo

E’ un concetto innato, forse. Quel che è certo è che ce lo spiegano da bambini: “Mangia, Mario, che devi crescere”. Dunque, a quanto pare, la crescita è il motore dell’umanità tutta; darwinianamente, spietatamente, chi cresce incede, chi si ferma no.economia e crescita
Ma se l’assioma vale per l’uomo, vale ugualmente per il gruppo sociale, dunque (mi perdoni Santi Romano) anche per lo Stato. Spingiamoci oltre: vale per l’azienda Portogallo, Italia, Grecia (il famoso porco, il PIG) et similia. L’obiettivo dell’azienda è la creazione di valore, la massimizzazione del profitto, la ricerca dell’ equilibrio interno ed esterno, nel rapporto col sistema-ambiente. Noi, dipendenti sottosalariati dell’ Italia S.P.A, pur ignoranti, siamo però capaci di analizzare due dati in croce: la ditta per la quale lavoriamo è stata (e forse è ancora) uno di quei competitors coi quali nessuno vorrebbe confrontarsi; di valore ne ha prodotto eccome, il profitto (leggi “PIL”) ha da sempre segnato positivo e nulla mai si è incrinato nel rapporto con i concorrenti (leggi “relazioni internazionali”) negli ultimi 60-70 anni. Peccato che gli imprenditori (leggi “governanti”) non sempre hanno chiari nella mente i principi essenziali del management d’impresa, né si avventurano nel campo minato delle comparazioni economico-antropologiche. Allora proviamoci noi, gente tranquilla, che lavorava. Se vale generalmente il triplice accostamento Uomo-Stato-Azienda, allora non è detto che le cause di estinzione di un soggetto non possano essere universalmente valide nell’ambito del sistema costruito. L’uomo non cresce per tutta la sua vita: fortunatamente, dopo la crescita vive un periodo di progressivo invecchiamento, fino alla morte; quest’ultima è inevitabile, ma (ammettiamolo) si farebbe di tutto per scongiurarla, allontanarla o almeno ritardarla. Per l’azienda potrebbe valere il medesimo iter: la costituzione, la progressiva creazione di valore, la crescita progressiva del profitto e l’incontro con la crisi; al di là delle caratteristiche endogene o esogene che quest’ultima presenti, l’imprenditore è costretto a fronteggiarla, agendo su una serie di variabili (si pensi al caso-limite della riconversione dell’impianto produttivo). Se nessuna via può essere percorsa, la crisi determinerà il venir meno delle condizioni di equilibrio e, di conseguenza, l’estinzione dell’azienda stessa. L’imprenditore dovrà sopportare i travagli del fallimento e, magari, cercare una nuova via da percorrere. Così per gli Stati: alcuni di essi (tra i quali l’Italia) hanno avuto modo di crescere progressivamente a tassi positivi (raggiungendo un livello di “steady state” comparabile al nostro uomo-modello che inizia a subire gli acciacchi dell’età), per poi iniziare un graduale decremento. La crisi non ha fatto altro che accelerare tale processo. Non serve aggrapparsi necessariamente ai complessi modelli della politica economica per comprendere il perchè di tale andamento: chi è già cresciuto si avvia alla morte, al fallimento, mentre chi è “appena nato” avrà modo di crescere, se lo vorrà. Al “game over” non ci si può sottrarre: non è concesso all’uomo, né tantomeno all’imprenditore che ha tentato invano di ripristinare l’equilibrio aziendale. Allora perchè Mario Monti, professore di Economia Politica, si ostina a parlare di crescita come target e non come causa dello stesso male? Il governo della dottrina economica sa e non parla. Intanto parte del Paese si interroga sul senso dei palliativi quotidiani e soltanto qualcuno osa parlare di “default controllato” come soluzione definitiva. Se il fallimento permette (con le difficoltà del caso) di tornare al punto di partenza ed iniziare un nuovo percorso, non si comprende perchè venga considerato argomento tabù da politici ed economisti. O forse si comprende eccome.

Oscar Rafone

 

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2 thoughts on “Nasce, cresce, muore

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